|
Origini e
significati delle ’Ndocciate molisane,
i rituali ignei
della Notte di Natale
Il fuoco dei
dadofori agnonesi
di
Mauro Gioielli
www.maurogioielli.net
Articolo
pubblicato sul settimanale
«EXTRA», anno XI, n. 43, 3 dicembre 2004, pp.
16-17
Se il Natale è un
momento centrale del Cristianesimo e, nel Molise,
esso è ancora oggi celebrato con spettacolari riti
ignei, si può affermare che la nostra etnia è tra
le più “pagane” d’Italia. I Molisani sono gli
ultimi, autentici adoratori del Fuoco.
* * *
Mithra, figlio del Sole e Sole egli stesso,
stringeva sempre in mano una torcia. La sua torcia
era luce, la sua torcia era calore. Solo la torcia
di Mithra rendeva gli uomini liberi e felici;
illuminava le loro menti, scaldava i loro cuori,
indicava loro la strada da percorrere.
È questa la sintesi di un
antichissimo racconto mitico legato al mitraismo [1].
Mithra è stata la divinità protagonista di antiche
feste solstiziali ed equinoziali [2];
anche di quella che oggi chiamiamo Natale.
Infatti, «la
festa principale di questo Dio era quella della
sua nascita, che cadeva otto giorni prima delle
calende di gennaio»
[3].
Nel pantheon iraniano, era il Dio che controllava
l’ordine cosmico, il cui culto andava considerato
sempre in un contesto astrologico.
Fig. 1
-
Incisione
raffigurante il Dies Natalis Solis Invicti.
Le torce mitraiche scendono sulla terra per
scaldarla
e illuminarla .
Il Sole Invitto
Come detto, a Mithra si dedicavano importanti
ricorrenze cicliche: tra cui quella del solstizio
(solis
statio,
la sosta del sole) d’inverno. A dicembre, dopo che
il sole era giunto alla sua minima altezza
nell’emisfero nord, si celebrava il
Dies Natalis Solis Invicti
(giorno della nascita del sole invitto) che
coincideva con il momento in cui l’astro fulgente,
dopo il massimo declino, aveva da poco ripreso la
sua ascesa celeste. Tale momento “critico” è
quello in cui si comincia a percepire
concretamente l’eliorinascenza stagionale [4].
Dalla Persia, dopo secoli,
il mitraismo [5]
giunse nell’antica Roma, dove fu anche
religio militis.
In epoca imperiale, ebbe grande diffusione, poi
cominciò a soffrire la concorrenza del
Cristianesimo. Finché, col tempo, l’antico culto
pagano fu del tutto soppiantato dalla nuova
religione.
Il sacro giorno della
(ri)nascita del Dio Sole aveva valore magico e
propiziatorio, poiché la Stella Invitta
rappresentava sia la luce da contrapporre alle
tenebre delle lunghe notti invernali sia il calore
che doveva scaldare le fredde giornate cheimerine.
Il Cristianesimo riuscì a trasferire a sé tali
pratiche religiose, modificando la “nascita del
sole” con la “nascita di Cristo”, e la “luce
solare” con la “luce divina del Figlio di Dio”. Il
sincretismo si compì lentamente, finché la notte
tra il 24 e il 25 dicembre, cioè la nox
postsolstiziale che coincideva con l’occasione
in cui ormai da secoli si festeggiava una luminosa
genesi astrale, divenne anche la notte della
nascita del nostro Dio.
Difatti, la data della (presunta) natività di
Cristo è sconosciuta [soprattutto perché, in
realtà, l’evento non s'è mai verificato]. Neppure
i Vangeli la segnalano con precisione, anzi
l’evangelista Luca allude a circostanze che fanno
pensare ad un periodo diverso da quello invernale.
Solo nel IV secolo si consolida la tradizione di
festeggiare il Natale di Gesù il 25 dicembre. Tale
giorno è una data convenzionale, scelta, come
detto, in ragione di passaggi ciclici stagionali e
frutto d’un processo sincretico.
La torcia di Mithra
Mithra era
identificato con la vis solare, con la
lux invincibile. L’elemento simbolico che fu
scelto per identificare una tale divinità era
l’unico che potesse raffigurare realisticamente il
sole: il fuoco [6]
quale elemento che possiede, insieme, le due
qualità solari: luce e calore. Ecco, quindi, che
uno degli attributi materiali di Mithra divenne –
come narra il mito – la torcia; e sovente,
una fiaccola era sufficiente da sola a
rappresentare il Dio; benché lo si trovi quasi
sempre raffigurato nell’atto di uccidere un toro (taurobolo).
Egli «aveva sul capo il berretto frigio,
stringeva in una mano il coltello sacrificale e
nell’altra una torcia» [7].
Il fuoco e le
torce, dunque, erano l’essenza fondamentale delle
celebrazioni della festa del Sol Invictus.
Non a caso, la venuta di Mithra sulla
terra, è stata anticamente simboleggiata con
l’immagine di due fiaccole (scaturenti dalla
Stella Invitta) rivolte verso il suolo [Fig.
1].
Secondo la
mitologia classica, Mithra aveva due ‘scudieri’,
due numi daidophori (portatori di fiaccole)
[Fig.
2],
di nome Cautes e Cautopates. Nelle cerimonie
dedicate al Dio Sole immancabilmente venivano
accese torce (monofiaccole e polifiaccole),
condotte poi in processione da sacerdoti-dadofori.
Non possono sfuggire le analogie tra i cortei
processionali mitraici e la ’Ndocciata
agnonese.

Le torce molisane.
In modo significante,
le torce – che nel linguaggio locale sono dette
’ndocce (da torcia, appunto, vocabolo corrotto
in ’ntorcia, ’ndorcia, e infine
’ndoccia) – sono l’elemento caratteristico dei
culti natalizi molisani. Nella nostra regione
sopravvive, in forma quasi pura e incontaminata,
l’aspetto mitraico dei riti solstiziali. Nel
Molise, tali feste conservano – con le opportune
letture in chiave “contemporanea” – quanto di più
arcaico e primordiale ci sia nei cerimoniali ignei
dell’odierno Natale.
Ad Agnone, Oratino
(qui il falò è denominato faglia,
probabilmente dal latino facula = piccola
fiaccola, torcia) e negli altri centri che
conservano rituali analoghi (Acquaviva Collecroce,
Bagnoli del Trigno, Belmonte del Sannio,
Castelverrino, Filignano, Montefalcone nel Sannio,
Pescopennataro, Pietrabbondante, Roccavivara,
Poggio Sannita, Pietracupa, Sant’Angelo del
Pesco), ci si abbandona, ancora oggi dopo
millenni, alla adorazione del fuoco. Gesù
Bambino c’entra poco o nulla. È figura
sovrapposta.
Nello svolgimento dei
riti popolari del Natale molisano [8]
non s’è mai concretizzato compiutamente il
sincretismo che tende a cancellare il pagano Dio
Sole surrogandolo col Nuovo Sole cristiano.
Fig.
2
-
Dadoforo con torcia
mitraica.
Tempietto d'epoca latina
Note
[1]
V. Sarkhosh Curtis, Persian Myths, London
1993.
[2]
A. Cattabiani, Lunario, Milano 1994, pp.
86, 124, 165-166, 303.
[3]
Ab. Declaustre, Dizionario mitologico, ed.
ital., Napoli 1834, vol. II, tomo IV, p. 137.
[4]
M. Gioielli, Gli ultimi adoratori del Fuoco,
«Il Quotidiano del Molise», IV, n. 339, 10
dicembre 2001.
[5]
D. Cinti, Dizionario Mitologico, Milano
1989, pp. 190-191.
[6]
J.G. Frazer, Myths of the Origin of Fire,
London 1930.
[7]
A. Cattabiani, Calendario, Milano 1994, p.
71.
[8]
M. Gioielli, Natale Molisano, ed. ampl.,
Campobasso 2004.
|