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San Martino,
corna e vino
di
Mauro Gioielli
www.maurogioielli.net
Articolo
pubblicato sul settimanale
«EXTRA», anno IV, n. 40, sabato 8 novembre 1997
Esattamente sedici secoli fa, l’8 novembre 397,
moriva San Martino, vescovo di Tours, la cui
ricorrenza è fissata all’11 del mese, data in cui
si svolsero i suoi funerali. Questo santo, nato in
Pannonia, era figlio d’un soldato che gli impose
il nome di Martino, cioè «piccolo Marte», in onore
del dio della guerra. Sulle orme del padre,
intraprese la carriera militare e divenne
circitor.
Si narra che un giorno d’inverno, mentre era di
ronda a cavallo, Martino incontrò un uomo
seminudo. Allora tagliò con la spada metà del
proprio mantello e glielo diede per farlo riparare
dal freddo. Durante la notte, al santo apparve in
sogno Cristo che indossava quel mantello e che gli
sorrideva. Avvenne così l’adesione di Martino al
cristianesimo. Lasciate le armi, egli condusse
vita monacale ed ebbe molti discepoli. La sua
santità divenne nota in numerose contrade di
Francia e un giorno, con uno stratagemma, fu
rapito dagli abitanti di Tours che, perso il loro
vecchio vescovo, volevano a tutti i costi che il
nuovo fosse Martino. Acclamato dal popolo, accettò
la carica che ricoprì per il resto della vita.
Varie tradizioni si legano a questo santo. Una
meteorologica: la cosiddetta estate di S.
Martino, cioè quei giorni prossimi alla festa
in cui la temperatura è più alta di quella
autunnale a causa di «histrane movenzje hastrali».
Una enologica: San Martino ogni mosto diventa
vino, proverbio che spiega come in questo
periodo, dopo la raccolta e la spremitura delle
uve, nasca il novello nettare di Bacco. Una
agiografica: Sand Martine, le corna ’nzine,
detto che ricorda come questo santo sia il
protettore dei mariti infelici, e ciò – secondo la
leggenda – a causa d’una sua sorella a cui
piacevano non poco i giovanotti e che Martino, per
controllare a vista, voleva sempre con sé anche
durante le predicazioni, tanto da trasportarla
sulle spalle se ella si stancava di camminare. Ma
una volta la sorella chiese al santo di appartarsi
dietro ad una siepe per “sbrigare un bisognino”.
Dietro la siepe c’era un bel giovane a cui la
donna aveva dato appuntamento. E consumarono
l’incontro. Dopo qualche tempo Martino, con la
sorella sulle spalle, cominciò a sentire un peso
sempre più gravoso perché quella ingrassava.
Infine s’accorse che stava per diventare zio. Per
questo motivo il santo simboleggia chi è costretto
a sopportare i tradimenti.
In vari paesi, fino a qualche decennio fa, era
usanza improvvisare una curiosa processione dei
cornuti e portare in giro due fantocci di
paglia che rappresentavano Martino e sua sorella e
che venivano poi bruciati. Un’altra consuetudine
era quella di denunciare pubblicamente le
infedeltà coniugali: la sera del 10 novembre,
alcuni giovani, da luoghi nascosti e mantenendo
l’anonimato, urlavano per i vicoli gli adulteri di
cui erano a conoscenza. L’usanza risultava un modo
per salvaguardare la morale della comunità, poiché
funzionava da forte deterrente. Rammentava alle
donne che, se i mariti non s’accorgevano di nulla,
la pubblica opinione invece vegliava. E la regola
prevedeva d’astenersi rigorosamente dall’infamare
senza ragione.
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