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Ferdinando
Veneziale
pagina a cura di Mauro Gioielli
dal
settimanale "Extra", anno XV, n. 17, 17
maggio 2008, pp. 16-17
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Ferdinando
Veneziale nacque «a Longano il 16 luglio
1887, ma visse quasi sempre in Isernia che ebbe
come seconda patria. Penalista magnifico, si
distinse nel foro molisano e napoletano. Uomo di
cuore tenerissimo e di coscienza immacolata. Fu
eletto Consigliere provinciale nel 1914.
Volontario nella Grande Guerra 1915-18, molteplici
segni azzurri premiarono il suo valore. Eletto
deputato alla Camera nel 1921 fu instancabile nel
patrocinio degli interessi nazionali e molisani.
Nominato Prefetto del Molise nel maggio 1944 si
prodigò a vantaggio di tutta la Provincia.
Onnipresente dovunque c’era da chiedere, spronare,
protestare, persuadere per la vigile incessante
tutela degli interessi molisani. Isernia fu, poi,
la sua più forte passione. Costretto dalle sue
condizioni di salute a lasciare l’ufficio di
Prefetto, lo vollero nella Consulta Nazionale
[1]
dove entrò ingigantito dall’immenso tesoro di
spiritualità che egli aveva accumulato e
perfezionato. Apostolo della pacificazione
generale degli italiani, invocò ardentemente che
essi si affratellassero in un solo amore verso la
Patria, in un solo lavoro verso la rinascita»
[2].
A
causa di una tubercolosi, Ferdinando Veneziale si
spense a Isernia il 16 aprile 1946.
L’elogio funebre
Questo è l’elogio funebre che di lui fece Meuccio
Ruini (1877-1970), presidente della “Commissione
dei 75” incaricata di redigere la Costituzione
della Repubblica Italiana: «Sapevamo che Egli
giaceva in una casa di salute e lottava contro un
male insidioso con rassegnata serenità; ma non
potevamo adattarci a questa che ci sembrava
profonda ingiustizia del destino, perché colpiva
uno dei migliori e più degni di noi, quando stava
per raccogliere e maturare, anche nel campo
pubblico, i frutti di una nobile vita. Scompare
con Ferdinando Veneziale una delle figure
rappresentative della sua terra, del nostro
movimento, della democrazia italiana.
Suo padre Gabriele era stato per trent’anni
deputato di Isernia; ed Egli aveva preso il suo
posto, sino all’avvento del fascismo; che non lo
piegò; e – dopo che nei giorni fortunosi della
liberazione gli fu affidata la Prefettura di
Campobasso – diede la misura di sé e del suo
valore, mostrandosi capace dei posti di governo a
cui intendeva designarlo la fiducia del suo
partito. Ed ecco che, mentre iniziava, come
consultore (e sarebbe stato fra breve membro della
Costituente) una fase di sicuro avvenire politico,
ecco che la sua voce fu spenta dal male atroce che
lo colse alla gola. Grave e dura è la sua perdita;
e non per il solo Molise; dove Egli si allacciava
alla tradizione di una schiera insigne di
parlamentari – i Cannavina, gli Spetrino, i Leone,
i Magliano, i Presutti ed altri ancora – e la
continuava nel senso nuovo e profondo dei problemi
di quest’ora.
Giovanni Amendola ha rivendicato contro facili
luoghi comuni la funzione e la forza che ha nel
mezzogiorno la stima e la devozione verso le
persone, nella scelta dei propri rappresentanti
politici. Per comprendere che cosa era pei suoi
compaesani Ferdinando Veneziale bisogna andare ad
Isernia, oggi straziata dalla guerra e mutilata
nello stesso profilo caratteristico dei suoi alti
viadotti; ma ancora bella; ed operosa e fervida
nella ricostruzione, a cui Veneziale ha dato il
primo valido impulso. Alla solidarietà di quest’elemento
sociale di cultura e di ingegno che è vivo nelle
piccole città meridionali, e si compiace dei suoi
uomini eminenti, si unisce la dedizione e
l’attaccamento dei contadini, che hanno quasi
tutti il loro pezzetto di terra, comperato spesso
coi risparmi dell’emigrazione, e lo lavorano senza
orario, col sole, nella schietta semplicità di
terroni associati e raccolti senza tessera di
sindacato attorno al loro Ferdinando amico paterno
e fedele. Nella distinzione signorile e composta,
che si sollevava ad una pacata imparzialità,
Veneziale incarnava pur sempre la passione della
sua terra. Di tutto il Molise, che è una regione,
ed ha problemi propri di organizzazione, di
ricostruzione dei suoi abitati e delle sue
ferrovie, di sviluppo dell’agricoltura e di inizio
industriale; problemi che dovranno essere risolti,
e sarà il migliore omaggio alla sua memoria, nel
nome e nello spirito di Ferdinando Veneziale».
L’ospedale di Isernia
A
Ferdinando Veneziale è intitolato l’ospedale
civile di Isernia. «La scelta del nome fu quanto
mai felice ed opportuna, per l’amore e la stima
che gli isernini e i molisani nutrivano e nutrono
tuttora per il personaggio. A qualunque ufficio
venne chiamato, Ferdinando Veneziale portò sempre
in alto il senso dello Stato: da tutti fu amato
per il suo cuore tenerissimo e per la sua
coscienza immacolata. Nella delibera (n. 34 del 9
marzo 1967) di intitolazione dell’Ospedale al suo
nome si legge, tra l’altro, che egli fu “...maestro
di diritto, nonché amministratore oculato e saggio
padre di famiglia”»
[3].
______________________
Note
[1]
La Consulta Nazionale fu
l’assemblea convocata dal governo di
Ferruccio Parri.
Tenne la sua prima riunione il
25 settembre
1945 e fece le
veci del Parlamento fino alle elezioni del
2 giugno
1946, quando
furono eletti i componenti dell’Assemblea
Costituente. La
Consulta era formata da membri che rappresentavano
tutti i partiti del
CLN (fu escluso
l’uomo
qualunque).
Ne fu presidente
Carlo Sforza. La
C. N. ratificò la legge che assegnava ad un
referendum popolare la decisione tra monarchia e
repubblica.
[2]
Ernesto
Maiorino, Avv. On. Ferdinando Veneziale,
in 10 Settembre 1943: Aesernia, a cura di
Sabino d’Acunto, Tipografia editrice Sammartino,
Agnone 1947, p. 65.
[3]
Aa. Vv.,
Isernia, il suo Ospedale, a cura della
Commissione per la ricostruzione del materiale
storico dell’Ospedale di Isernia, Unità Sanitaria
n. 3, Isernia 1994, p. 70. |